Con questo articolo concludiamo questo mini-ciclo dedicato al tema del collegamento fra il denaro ed i bisogni umani. 

Nel primo articolo abbiamo presentato una teoria “Il Tao del Denaro” in base alla quale abbiamo essenzialmente riassunto i bisogni fondamentali dell’uomo in due “forze”: quella che spinge verso l’autoconservazione (protezione, sicurezza, mantenimento) e quella che spinge verso l’autorealizzazione (espansione, affermazione, conquista).

Queste due forze combinate in proporzioni diverse, pur mantenendo un equilibrio dinamico, creano di volta in volta un bisogno diverso (protezione, sicurezza, affetto, stima, riconoscimento, libertà, creatività, ecc.). Un bisogno tende a tramuta, cambia in un altro e poi ritorna in una sorta di danza infinita.

Nel secondo articolo abbiamo visto come questo approccio ci possa aiutare a risolvere il più grande problema che hanno gli investitori: trasformare le emozioni della paura e dell’avidità in energia positiva quando diventano disfunzionali. Abbiamo visto che un ruolo chiave nel trasformare l’avidità è ricoperto dalla progettualità. Da qui nasce l’esigenza di comprendere bene il ruolo degli obiettivi, in finanza, come nella vita. 

 

Portafogli finanziari ed obiettivi d’investimento

Fino a pochi anni fa, in finanza, il termine “obiettivo” era un sinonimo di “rendimento atteso”. 

Le cose però stanno iniziando a cambiare anche se molto lentamente e talvolta strumentalmente. 

L’espressione “quali sono i suoi obiettivi d’investimento?” per molti dipendenti bancari o agenti di reti di promozione finanziaria, ma anche per qualche vero consulente finanziario indipendente, è un modo più garbato di chiedere: “quanto vorresti guadagnare”? In genere la risposta viene incasellata in un certo punto di un’ipotetica scala ai cui estremi ci sono questi due concetti:

  1. a) mi accontento di proteggere il capitale, ma non voglio rischiare nulla;
  2. b) investo per avere il maggior rendimento possibile, accettando rischi calcolati;

Tutto questo non ha niente a che vedere con gli obiettivi d’investimento, almeno non nell’accezione del termine al quale noi diamo significato. Abbiamo visto nel primo articolo, come la visione del denaro che noi ci sentiamo di sposare vede il denaro come mezzo per realizzare gli obiettivi di vita dell’investitore. Chi intende gli obiettivi d’investimento alla vecchia maniera, come indicato poco sopra, presuppone, consciamente o inconsciamente, una visione del denaro che lo vede come un fine in sé. Puntare al rendimento slegato dagli obiettivi di vita, semplicemente perché il denaro deve produrre altro denaro, è una visione che conduce, presto o tardi (in genere molto presto) a cocenti delusioni. 

Per fare solo alcuni esempi di obiettivi finanziari sulla base dei quali è utile costruire i portafogli finanziari citiamo:

  • garantire il tenore di vita nella fase post-lavorativa
  • garantire gli studi e/o l’avvio lavorativo ai figli
  • acquistare la casa dei propri sogni
  • avviare un progetto imprenditoriale
  • comprare un bene importante (barca, auto particolare, opere d’arte)
  • anticipare l’età nella quale non avere l’obbligo di lavorare
  • ristrutturare un immobile
  • avere una riserva di denaro che garantisca dagli imprevisti
  • tentare di realizzare dei “sogni”, non altrimenti realizzabili, puntando a rendimenti finanziari straordinari.

La quasi totalità degli investitori non è in grado di definire i propri obiettivi di investimento, così come la quasi totalità dei consulenti finanziari non ha la preparazione culturale per aiutare i propri clienti in questa fase. Di più! Alcuni clienti si sentono spiazzati davanti ad un consulente finanziario che pone domande di questo genere e molti consulenti ritengono che il loro compito sia solo quello di registrare ciò che dice il cliente, come fosse un notaio.

Perché è così difficile “scegliere” degli obiettivi?

Definire i propri obiettivi di vita collegati ad esigenze finanziarie è un compito molto difficile perché in genere non si tratta di qualcosa che viene insegnata né nelle scuole e né attraverso la cultura trasmessa dal proprio ambiente familiare o lavorativo. 

Quando si parla di obiettivi, molto spesso, si rischia di travisare completamente il senso e si rischia di trasformare uno strumento fondamentale per la propria autorealizzazione nel suo opposto: uno strumento autolimitante.

Una certa saggezza innata in ciascuno di noi porta a far vedere con un po’ di sospetto l’idea di porsi degli obiettivi. Una volta posto un obiettivo, si fa largo  una “vocina” dentro di noi la quale è pronta a biasimarci nel caso in cui fallissimo. 

In un certo senso, è “pericoloso” porsi obiettivi perché – se non si comprende bene il senso – questi tendono ad aumentare il nostro livello di ansia.  

C’è spesso un senso di “irrevocabilità” degli obiettivi fissati. Una volta scritto e condiviso con il consulente un certo obiettivo alcuni hanno la sensazione di essere vincolati a non poter tornare più indietro. Questo crea un senso di blocco.

Un’argomentazione pseudo-razionale che spesso porta ad un blocco nel definire gli obiettivi è il fatto che il futuro è incerto e quindi sarebbe “inutile” definire gli obiettivi, tanto poi la vita va come vuole. 

Io posso anche mettermi l’obiettivo “x” fra cinque anni, ma poi tanto possono accadere così tante cose che non dipendono da me che possono determinare il fallimento dell’obiettivo…”. 

Questo ragionamento, ancora una volta, mostra che il soggetto che lo compie non ha compreso la funzione dell’obiettivo, altrimenti capirebbe che è vero l’esatto opposto, come vedremo nel seguito. 

L’ultimo ostacolo alla definizione di una lista di obiettivi consiste nella scarsa abitudine a farlo non avendo familiarità con il processo. E’ un po’ come andare in bicicletta, prima ci devono dire come si fa, poi è necessaria una fase nella quale si prende l’abitudine a farlo. 

L’obiettivo è “solo” un mezzo 

A chi non ha compreso il vero senso degli obiettivi, potrà sembrare paradossale, ma raggiungere gli obiettivi non è importante! Porsi gli obiettivi è importante! E’ importante per poter fare bene tutta quella parte di lavoro che è nelle nostre mani. Poi ci sarà sempre una parte, più o meno grande, a seconda del campo di cui stiamo parlando, che rimane nella sfera dell’incertezza. La vita è incerta per definizione. 

Porsi degli obiettivi non riduce questa incertezza, ci consente però di gestirla molto meglio. 

Gli obiettivi non sono altro che un mezzo con il quale riusciamo a gestire l’incertezza. E’ proprio dove l’incertezza è massima che è massimamente utile porsi degli obiettivi!

L’obiettivo svolge la funzione che il timone svolge nella nave. 

Il fatto di fissare il timone in una certa direzione non garantisce, da solo, di raggiungere la meta della nave. Altri fattori contribuiranno a questo risultato (il vento, la condizioni metereologiche, l’equipaggio, i rifornimenti, ecc.).

E’ certo, però, che posizionare il timone “a caso” non condurrà nel posto desiderato. 

Gli obiettivi, quindi, non sono altro che uno strumento per consentirci di farci fare il viaggio in modo da poter gestire al meglio tutta l’incertezza legata al viaggio. 

Se ben gestita, l’incertezza può diventare nostra amica. Se non gestita, può diventare fatale. 

E’ fondamentale quindi acquisire questo concetto: fissare un obiettivo non significa auto-inchiodarsi al suo raggiungimento “a qualsiasi costo” e “qualunque cosa accada”. Fissare un obiettivo significa posizionare il timone della nave nella posizione, in questo momento, appropriata per andare nella direzione scelta. Durante il viaggio, potranno accadere una serie di eventi che nessuno può prevedere. Un navigatore esperto potrà fare tutta una serie di ipotesi, ma nessun navigatore potrà predire l’esatta sequenza degli eventi, perché l’incertezza è sempre ineliminabile nella vita. 

Durante il viaggio, man a mano che le cose accadono, si aggiusterà il timone. 

Gli obiettivi potranno modificarsi, tanto o poco che sia, in base alle mutate condizioni.

Evidentemente non è utile cambiare gli obiettivi ad ogni cambiamento di umore, ma non è neppure utile restare attaccati agli obiettivi quando le condizioni esterne sono radicalmente cambiate. 

 

Come definire gli obiettivi

Restiamo nella metafora del viaggio in nave. Abbiamo compreso che, contrariamente a come in genere vengono rappresentati, quando parliamo di obiettivi di vita, questi non sono né la rotta, né la destinazione finale del viaggio. La “nave” è la propria vita. La rotta della propria vita è data dai propri valori. Lo psicoterapeuta australiano Russ Harris, pioniere della  Acceptance and Commitment Therapy (ACT, non c’è una traduzione in italiano), ha scritto un libro meraviglioso dal titolo “La Trappola della Felicità”. Un libro che dovrebbe essere letto assolutamente da tutti, a prescindere da questioni relative ad investimenti. 

Harris scrive:

E’ importante riconoscere che valori ed obiettivi non sono la stessa cosa. Un valore è una direzione verso la quale desideriamo continuamente procedere, un processo costante che non giunge mai a una fine. […] Un obiettivo è un risultato desiderato che può essere raggiunto o completato.

La meta finale del viaggio della nostra vita non è nelle nostre mani. Nelle nostre mani, però, c’è la direzione e la qualità del viaggio che facciamo. Queste cose sono determinate dai nostri valori. I nostri valori sono ciò che dà senso, significato alla nostra vita. Gli obiettivi non sono altro che il modo più adatto, in un preciso momento, di esprimere i propri valori.  

Fissare degli obiettivi ci aiuta a fare delle esperienze di vita, in linea con i nostri valori, che ci accrescono come persone. Contribuiscono a rendere piacevole il viaggio. Se non ci diamo obiettivi, i nostri valori tendono ad appassire, come piante non curate.

Tutti coloro che si occupano di sviluppare i cosiddetti “soft skills”, traducibili come “abilità umane”, hanno sentito l’acronimo “S.M.A.R.T” in relazione agli obiettivi. Ne abbiamo scritto in passato in questo articolo. E’ fondamentale che gli obiettivi siano Specifici, Misurabili, Ambiziosi ma Raggiungibili e Temporizzati. Questo si da per scontato. Ma come facciamo ad identificarli? 

La strada sicura è partire dai propri valori. Cosa “ti muove” dentro? 

Un semplice esercizio per iniziare a fare chiarezza sui propri valori consiste nel prendere del tempo di qualità necessario ad immaginare di avere ottant’anni e di ripensare alla propria vita com’è in questo momento. Cercando di avere ben vivida l’immagine del proprio Sé ad ottant’anni, bisogna prendere carta e penna e completare le seguenti frasi:

– Ho passato troppo tempo a preoccuparmi di…

– Ho dedicato troppo poco tempo a…

– Se potessi tornare indietro, quello che farei diversamente d’ora in avanti è…

Molte persone trovano utile questo esercizio che gli rivela una grossa differenza fra ciò a cui danno valore e ciò che fanno nella realtà. Trovare i modi (gli obiettivi) per colmare questa differenza è un’ottima base di partenza per progettare i propri portafogli finanziari!

Il grande psicologo viennese, Viktor Frankl visse l’esperienza dei lager nazisti dalla quale comprese che l’uomo ha bisogno, più di ogni altra cosa per vivere, di uno scopo. Nel suo famosissimo libro “Uno psicologo nei lager” scrive “All’uomo si può togliere tutto, eccetto una cosa sola, l’ultima libertà umana: quella di scegliere in ogni circostanza la propria via”. 

La prossima volta che ti trovi a fare una scelta finanziaria, ti auguro che questa frase ti spinga ad inserire tale scelta all’interno di un tuo progetto di vita.